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Arsenico nell’acqua del rubinetto: dove si trova, quali rischi e come rimuoverlo

Mano con guanto che tiene un becher con un campione d'acqua da analizzare in laboratorio

Negli ultimi mesi l’arsenico nell’acqua è tornato nelle cronache del Lazio: nel Reatino si è riparlato di acqua non potabile, a Cori (Latina) il Comune ha dovuto emettere più ordinanze di divieto tra l’estate e l’autunno del 2025, e resta aperta la vicenda europea sull’acqua del Viterbese. Se abitate in una di queste zone, o semplicemente vi state chiedendo se l’acqua del vostro rubinetto è sicura, qui trovate le risposte essenziali: da dove viene l’arsenico, quali sono i limiti, come capire se vi riguarda e cosa funziona davvero per ridurlo.

Da dove viene l’arsenico nell’acqua potabile

Nella maggior parte dei casi italiani l’arsenico non è un inquinamento causato dall’uomo: è un elemento naturalmente presente in rocce e suoli. Le acque sotterranee, attraversando terreni di origine vulcanica, lo sciolgono e lo portano con sé. Per questo il problema si concentra in alcune aree precise.

Nel Lazio, secondo ARPA Lazio, sono interessati circa 90 comuni, soprattutto in provincia di Viterbo, nel nord della provincia di Roma, nei Castelli Romani e in una piccola parte della provincia di Latina. Quando nel 2010 l’Italia chiese all’Europa di prorogare le deroghe sull’arsenico, le regioni coinvolte erano sei: Lazio, Toscana, Campania, Lombardia, Trentino-Alto Adige e Umbria.

Il tema ha anche un risvolto europeo. La Commissione UE ha aperto una procedura contro l’Italia nel 2014 e il 7 settembre 2023 la Corte di giustizia dell’Unione europea (causa C-197/22) ha condannato il nostro Paese per i superamenti di arsenico in sei comuni del Viterbese: Bagnoregio, Civitella d’Agliano, Fabrica di Roma, Farnese, Ronciglione e Tuscania.

Qual è il limite di legge e cosa si rischia

Il valore massimo di arsenico ammesso nell’acqua potabile è di 10 microgrammi per litro (µg/l), lo stesso raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e fissato dalla normativa europea e italiana (oggi il D.Lgs. 18/2023). Fino ai primi anni 2000 in Italia il limite era di 50 µg/l: è stato abbassato proprio perché gli studi hanno mostrato rischi anche a concentrazioni più basse.

Il punto chiave è l’esposizione cronica: non si parla di un bicchiere, ma di anni di consumo quotidiano. L’arsenico inorganico è classificato dall’IARC come cancerogeno certo per l’uomo (gruppo 1). Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, un’esposizione prolungata a livelli elevati è associata a lesioni e alterazioni della pelle, a un aumento del rischio di tumori (pelle, polmone, vescica), a diabete e malattie cardiovascolari.

Alcune persone vanno tutelate con più attenzione:

  • Bambini: bevono più acqua in proporzione al peso; l’OMS collega l’esposizione nella prima infanzia anche a effetti sullo sviluppo cognitivo.
  • Donne in gravidanza: l’arsenico inorganico può attraversare la placenta.
  • Neonati alimentati con latte in polvere, se il latte viene preparato con acqua del rubinetto.

Niente panico, però: un’acqua che rispetta il limite è considerata sicura per tutta la vita, e un superamento breve non comporta un pericolo immediato. Conta non esporsi a lungo.

Come sapere se c’è arsenico nell’acqua del rubinetto di casa

L’arsenico non ha colore, odore né sapore: non lo si riconosce a occhio. Le strade per saperlo sono tre.

  • I dati del gestore idrico: i gestori pubblicano le analisi dell’acqua distribuita, spesso divise per comune o zona. Cercate la voce “Arsenico” e confrontatela con il limite di 10 µg/l. Se vi serve una mano a leggere le tabelle, c’è la nostra guida su come interpretare i parametri dell’acqua potabile.
  • Le ordinanze del Comune: quando i valori superano il limite, il sindaco emette un’ordinanza che vieta l’uso dell’acqua per bere e cucinare. Controllate l’albo pretorio e il sito del Comune.
  • Un’analisi dell’acqua: è la risposta più precisa, soprattutto se usate un pozzo privato (che nessuno controlla al posto vostro) o se volete conoscere l’acqua che esce proprio dal vostro rubinetto. Qui spieghiamo quando serve un’analisi dell’acqua potabile. Per l’arsenico serve un laboratorio: le strisce reattive fai-da-te non sono abbastanza precise.

Bollire l’acqua serve? No, peggiora le cose

È l’errore più comune. La bollitura è utile contro batteri e virus, ma l’arsenico non evapora: mentre parte dell’acqua se ne va sotto forma di vapore, l’arsenico resta nella pentola. Il risultato è che la sua concentrazione aumenta. Per lo stesso motivo non conviene usare acqua con troppo arsenico per cuocere pasta, riso o legumi, che l’assorbono.

Lavarsi, fare la doccia e usare l’acqua per le pulizie di norma resta possibile anche durante un’ordinanza: per valori sopra il limite l’Istituto Superiore di Sanità indica di limitarne l’uso all’igiene domestica. Seguite comunque sempre le indicazioni precise del vostro Comune.

Cosa rimuove davvero l’arsenico in casa

Non tutti i filtri sono uguali. Ecco cosa funziona e cosa no:

  • Osmosi inversa: sì, è efficace. La membrana trattiene gran parte dei sali disciolti, arsenico compreso. Funziona meglio sulla forma pentavalente dell’arsenico, quella che si trova più spesso nell’acqua di rete disinfettata con cloro; con altre acque, ad esempio di pozzo, può servire un pretrattamento di ossidazione. Per approfondire: osmosi inversa e salute.
  • Filtri ad adsorbimento specifici: sì. Esistono cartucce con materiali pensati proprio per l’arsenico, come gli ossidi di ferro. Sono efficaci ma vanno sostituite con regolarità, perché si saturano.
  • Carbone attivo da solo: no. Migliora sapore e odore e trattiene il cloro, ma non è adatto a rimuovere l’arsenico. Lo stesso vale per gli addolcitori, che agiscono sul calcare.

Qualunque soluzione si scelga, due regole valgono sempre: l’impianto va dimensionato sui valori reali della vostra acqua, e dopo l’installazione conviene rifare un’analisi per verificare il risultato. Poi serve una manutenzione regolare, con il cambio di filtri e membrane nei tempi previsti. Se volete capire quale sistema fa per la vostra casa, trovate le nostre soluzioni nella pagina dei depuratori d’acqua domestici.

E l’acqua in bottiglia?

Durante un’ordinanza o in attesa di un’analisi, l’acqua confezionata è una soluzione temporanea sensata, così come le autobotti o i punti di distribuzione organizzati dal Comune. Anche le acque minerali hanno un limite di legge per l’arsenico. Per preparare il latte dei neonati scegliete acque indicate per l’alimentazione dei lattanti. Come soluzione a lungo termine, però, la bottiglia ha costi e ingombri che molte famiglie preferiscono evitare.

In breve: domande frequenti sull’arsenico nell’acqua

L’arsenico nell’acqua potabile è pericoloso?

Sotto i 10 µg/l l’acqua è considerata sicura. Il rischio riguarda l’esposizione prolungata negli anni a valori superiori al limite.

Si può bollire l’acqua con l’arsenico?

No: la bollitura non lo elimina, anzi lo concentra.

Posso fare la doccia se c’è un’ordinanza per l’arsenico?

Di norma sì: i divieti riguardano bere e cucinare. Controllate comunque il testo dell’ordinanza del vostro Comune.

Un depuratore a osmosi inversa toglie l’arsenico?

Sì, è uno dei sistemi domestici più efficaci, se correttamente dimensionato e mantenuto. Il carbone attivo da solo, invece, non basta.

Il primo passo: conoscere la vostra acqua

Prima di comprare qualsiasi filtro, conviene sapere cosa c’è davvero nell’acqua che bevete. Potete partire dai dati del gestore e, per approfondire, consultare la scheda sull’arsenico dell’Istituto Superiore di Sanità. Se preferite un parere diretto, un nostro tecnico può venire da voi per un test gratuito dell’acqua a domicilio: vi aiuta a leggere i valori della vostra zona e a capire se e quale trattamento ha senso nel vostro caso.

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