Quella del consumo eccessivo di plastica è un’emergenza che non risparmia nessuno, come dimostra anche il tema delle microplastiche nell’acqua e nel cibo. Secondo i dati di una ricerca australiana dell’Università di Newcastle commissionata dal WWF, dal titolo “No Plastic in Nature: Assessing Plastic Ingestion from Nature to People”, ogni settimana potremmo ingerire fino a 5 grammi di plastica attraverso acqua e cibo.
Più precisamente si tratterebbe di circa 2000 frammenti di plastica microscopici, di dimensioni inferiori a 5 millimetri. A pensarci bene, 5 grammi corrispondono al peso di una comune carta di credito: un dato che fa riflettere. Lo studio mostra come l’inquinamento da plastica abbia ormai raggiunto anche l’alimentazione quotidiana, contaminando quello che beviamo o mangiamo senza che sia possibile accorgersi della presenza di queste particelle di plastica. Si tratta di una stima, discussa anche da altri ricercatori, ma i possibili rischi per la salute non vanno sottovalutati.
Ecco attraverso quali alimenti e quali bevande assumiamo questi 5 grammi di plastica settimanali (per un totale di circa 250 grammi e 100.000 frammenti all’anno).
Dove si trova la plastica
Analizzando le acque di tutto il mondo è emersa la presenza di microplastiche sia nelle falde acquifere sia nelle acque di superficie. Le acque destinate al consumo umano non fanno eccezione: non a caso la Direttiva (UE) 2020/2184 prevede lo sviluppo di un metodo comune per misurarle.
Questo significa che beviamo plastica sia quando ci dissetiamo con un bicchiere d’acqua potabile del rubinetto sia quando consumiamo quella nelle bottiglie: anche chi beve acqua confezionata non è al riparo, perché le bottiglie di plastica possono rilasciare a loro volta microframmenti. Tra le acque più contaminate ci sono, per esempio, quelle dell’India e degli Stati Uniti, dove il quantitativo di microplastiche è doppio rispetto a quello rilevato nelle acque dell’Indonesia e dell’Europa. Tra gli alimenti più contaminati ci sono la birra, il sale, il pesce e i frutti di mare.
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Emergenza plastica e microplastiche
La plastica diffusa nel mondo rappresenta un problema notevole non solo per la salute dell’uomo, ma anche per la sopravvivenza dei vari habitat naturali: questo materiale non si degrada in tempi rapidi, quindi si accumula nel corpo dei pesci e degli animali in generale, per poi entrare nella catena alimentare degli esseri umani.
L’invasione delle microplastiche non riguarda solo le acque e i mari, ma anche il suolo e l’aria. Quali effetti le microplastiche possano avere sulla salute umana è ancora oggetto di studio: il potenziale rischio è legato, per esempio, al fatto che possono assorbire dall’ambiente sostanze chimiche tossiche e cancerogene. Occorre, quindi, preservare l’acqua, il bene più prezioso che possediamo, regolamentando in modo più severo la plastica utilizzata nel mondo con l’impegno congiunto di governi, consumatori e imprese. Nel frattempo, per ridurre le microplastiche nell’acqua del rubinetto di casa si può ricorrere all’osmosi inversa, la cui membrana trattiene anche particelle molto piccole.



