Nell’eterno dilemma tra acqua potabile e acqua in bottiglia, quest’ultima ha spesso la meglio perché chi la consuma è convinto che l’acqua contenuta nelle bottiglie di plastica sia più controllata e salutare rispetto a quella che scorre dal rubinetto di casa. Ma nella scelta tra acqua in bottiglia o rubinetto contano i fatti, non le abitudini.
La vendita di acqua in bottiglie di plastica, con il suo impatto ambientale, è spesso sostenuta da luoghi comuni e falsi miti che le pubblicità contribuiscono ad alimentare. Come consumatori è nostro interesse raccogliere tutte le informazioni possibili per compiere scelte consapevoli in ogni ambito della vita quotidiana, consumo di acqua compreso. Partiamo allora da qui: 3 miti da sfatare sull’acqua in bottiglia.
L’acqua in bottiglia è più controllata dell’acqua potabile degli acquedotti
Falso. La legge impone che l’acqua in bottiglia subisca controlli una volta all’anno da parte delle stesse aziende imbottigliatrici. L’acqua potabile destinata al consumo domestico, quella che beviamo quando scegliamo di bere acqua di rubinetto, è invece sottoposta a verifiche periodiche da parte delle società idriche e delle ASL: queste analisi sono molto più frequenti, col risultato di garantire la qualità di un’acqua che risulta essere quattro volte più monitorata rispetto a quella acquistata al supermercato.
L’acqua del rubinetto è trattata, l’acqua in bottiglia no
Falso. La realtà è che non tutta l’acqua venduta in bottiglia arriva così com’è dalla fonte: anche l’acqua minerale naturale può subire alcuni trattamenti ammessi dalla legge, ad esempio per separare composti come zolfo, ferro, arsenico e manganese. L’acqua confezionata in molti Paesi del mondo non è minerale naturale e per il 45% dei casi si tratta di acqua purificata: al di fuori della comunità europea gran parte dell’acqua venduta è infatti purified water, cioè un’acqua che viene filtrata, trattata e messa in bottiglia.
Leggendo le etichette di certe acque minerali è possibile inoltre notare come la presenza di determinati elementi indesiderati (come nitrati e arsenico) spesso non venga indicata. D’altronde è la stessa legge a permettere che le informazioni riportate si limitino, ad esempio, a: caratteristiche generali, residuo fisso a 180°, conducibilità elettrica.
L’acqua in bottiglia è priva di cloro e altre sostanze, quindi è più salutare
Falso. Molte pubblicità presentano le acque in bottiglia come fossero dei prodotti per la bellezza e la salute del corpo, facendo leva sulla purezza e sugli effetti benefici dell’acqua imbottigliata: puntano a colpire il pubblico con slogan emozionali come “Puliti dentro, belli fuori”, “Le acque della salute”, “L’acqua che ti aiuta a sentirti giovane”, “L’acqua che elimina l’acqua”. È evidente che il pubblico a cui si rivolgono sia particolarmente attento al benessere e alla forma fisica.
A differenza di quanto si pensi, però, la presenza di cloro nell’acqua di casa non è uno svantaggio: le tracce di cloro residuo proteggono l’acqua da contaminazioni batteriche lungo la rete di distribuzione. L’acqua minerale in bottiglia, invece, non può essere disinfettata: la sua sicurezza dipende dalla purezza della fonte e da una corretta conservazione, lontano da luce e fonti di calore.
In merito alla concentrazione o meno di certe sostanze nell’acqua in bottiglia, è bene sottolineare un aspetto: su molte etichette le unità di misura sono usate in maniera accorta per far sembrare che i vari elementi siano presenti in quantità minori. Ecco perché alcuni produttori sono soliti indicare i parametri in g/L invece di mg/L (le cifre presentano, così, molti zeri, col risultato di aumentare l’appeal sui consumatori) quando si fa riferimento ad esempio al residuo fisso e al sodio contenuti nelle acque oligominerali. A tal proposito occorre ricordare che leggerezza e poco sodio non rendono di per sé un’acqua migliore di un’altra. Nella scelta tra acqua in bottiglia o rubinetto, insomma, la qualità dell’acqua del rubinetto, controllata con regolarità, in genere non ha nulla da invidiare a quella confezionata.



