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Batteri acqua rubinetto: la qualità dell’acqua in Italia

Ricercatrice in laboratorio che esamina una provetta di acqua del rubinetto

Negli Stati Uniti le società che forniscono acqua potabile attraverso l’acquedotto hanno l’obbligo di mettere a disposizione dei cittadini un report annuale sulla qualità dell’acqua. A imporlo è l’EPA (Agenzia per la protezione dell’ambiente) e il rapporto annuale obbligatorio è chiamato Consumer Confidence Report (CCR). Nel documento sono specificate le fonti d’acqua da cui avviene il prelievo (fiumi, laghi, pozzi), dove si trova la sorgente e quali contaminanti sono stati rilevati (indicando per ciascuno il livello massimo consentito, il livello misurato, la fonte probabile e le eventuali violazioni).

Attraverso questi report gli americani possono ottenere dati importanti sulla qualità dell’acqua potabile locale e, se gli acquedotti forniscono acqua a più di 100.000 persone, il rapporto deve essere consultabile anche su Internet. Anche le piccole società fornitrici sono incoraggiate a pubblicare online i propri report, affinché tutti i cittadini possano visualizzarli dal sito web dell’EPA.

Come funziona, invece, in Italia?

Qualità dell’acqua in Italia

Partiamo da un dato di fatto: rispetto agli Stati Uniti, l’Italia è un paese mediamente più inquinato per quanto concerne le acque dolci sotterranee e superficiali. Accedere a informazioni chiare e trasparenti sulla qualità dell’acqua potabile, inoltre, non è sempre semplice come negli USA.

Secondo il D.Lgs. 18/2023, che dal 21 marzo 2023 ha sostituito il D.Lgs. 31/2001, l’acqua destinata al consumo umano (cioè per uso potabile o per preparare cibi e bevande) deve rispettare decine di parametri chimici, fisici, microbiologici e radiologici. Tra quelli microbiologici c’è la presenza di batteri come Escherichia coli ed enterococchi, indicatori di una possibile contaminazione da acque reflue. Chi ha il compito di verificare la qualità dell’acqua potabile? Così come spiegato in questo articolo, il controllo dell’acqua potabile spetta agli acquedotti e alle ASL: l’ente pubblico, cioè le ASL, spesso con il supporto dell’ARPA (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente), effettua controlli periodici, mentre i controlli interni sono eseguiti dai gestori dei vari acquedotti.

Chi comunica i dati delle analisi dell’acqua

I gestori degli acquedotti si occupano del monitoraggio dell’acqua prelevata e immessa in rete, accertando che possieda i requisiti minimi previsti dalla legge. I prelievi vengono solitamente compiuti nei punti più significativi del sistema idrico, e le analisi condotte sono di due tipi:

  1. analisi di routine, per determinare qualità e quantità dei principali costituenti
  2. analisi di verifica, per controllare in maniera approfondita se vi siano possibili contaminanti biologici o chimici.

Quali batteri possiamo trovare nell’acqua del rubinetto? Oltre a quelli indicatori di contaminazione, tra i batteri nell’acqua del rubinetto merita un’attenzione particolare la legionella nell’acqua calda che ristagna negli impianti. Il gestore controlla l’acqua fino al contatore: il tratto di tubature successivo può essere un punto critico, in cui eventuali batteri presenti nell’acqua trovano condizioni favorevoli. Le persone con sistemi immunitari indeboliti possono essere più vulnerabili. Sistemi specifici di trattamento dell’acqua, come le lampade UV o la microfiltrazione, servono proprio a eliminare i batteri dall’acqua o a ridurne la carica, purché installati e mantenuti correttamente.

I dati sulle analisi periodiche di routine, compresi quelli sui batteri nell’acqua del rubinetto, vengono comunicati ai cittadini dalla maggior parte delle società idriche. Come? Rendendoli consultabili online sul proprio sito web oppure inserendoli in una comunicazione scritta allegata alla bolletta. Per molto tempo, però, questa è stata l’unica buona notizia: se negli Stati Uniti la diffusione dei dati segue uno standard ben preciso e obbligatorio per legge, in Italia non è stato così. Per rendersene conto basta semplicemente navigare sui siti delle varie società idriche.

Sui report che i fornitori di acqua potabile mettono a disposizione dei cittadini sono riportati parametri comuni a tutti, ma alcuni contengono anche informazioni su parametri chimici aggiuntivi. In certi rapporti sono indicati solo i valori medi dei parametri misurati, in altri soltanto i valori massimi e minimi, in altri ancora sono visibili solamente le soglie massime. Insomma, in Italia ogni prospetto sulla qualità dell’acqua ha fornito a lungo dati diversi perché non esisteva una normativa rigorosa sulla comunicazione pubblica dei dati: ciascuna società idrica sceglieva cosa comunicare, rendendo impossibile un confronto effettivo tra le varie acque potabili. Oggi il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva (UE) 2020/2184, obbliga i gestori a fornire online informazioni aggiornate sulla qualità dell’acqua, anche se formato e livello di dettaglio possono ancora variare da un gestore all’altro.

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