Festa delle Offerte · 6 e 7 ottobre

Acqua in bottiglia, cosa serve sapere

Bottiglie d'acqua di vetro e di plastica e un bicchiere sul piano della cucina

Un’indagine Istat del 2015 ha rivelato che circa il 30% degli italiani ha un’opinione negativa sull’acqua dell’acquedotto e non si fida a berla.

A confermare questa tendenza interviene anche il rapporto di Legambiente, secondo cui gli italiani sono i primi consumatori in Europa di acqua in bottiglia, con una quantità pro capite annua di oltre 200 litri. Ben il 65% della popolazione in Italia acquista acqua imbottigliata, per un totale stimato tra i 7,2 e gli 8,4 miliardi di bottiglie. Numeri allarmanti che nascono spesso da paure immotivate, frutto di una scarsa informazione.

Dopo aver sfatato 3 luoghi comuni sull’acqua in bottiglia, vogliamo fare chiarezza anche su altri 2 punti fondamentali. Ecco quali.

Le bottiglie di plastica sono tutte riciclabili

Falso. Non tutte le bottiglie di plastica vengono effettivamente riciclate, e solo una parte della plastica immessa sul mercato viene davvero recuperata. Per non parlare, poi, delle bottiglie di PET: i loro processi di produzione sono altamente inquinanti, perché per crearne circa 1750 da 1,5 litri occorre addirittura un barile di petrolio.

L’immagine ecologica che molte etichette vogliono evidenziare non corrisponde alla realtà: scrivere “PET 100% riciclabile” significa mettere in secondo piano il grave problema che la plastica rappresenta a livello ambientale, legato a ogni fase del processo: produzione, trasporto e smaltimento. Ricordiamo inoltre che per decomporsi la plastica può impiegare fino a 10 secoli.

Tra i vari formati di bottiglia prodotti, quello con il maggiore impatto sull’ambiente, a causa del rapporto sfavorevole tra acqua contenuta e quantità di plastica usata per realizzare la bottiglia, è la baby bottle (25 cl), pensata per essere messa in borsa. A questa si aggiunge il formato dei contenitori apri/chiudi effetto borraccia. Ma mentre una borraccia può essere riempita e riutilizzata moltissime volte, la bottiglietta viene gettata una volta svuotata, andando ad alimentare il volume di plastica che invade il pianeta.

L’acqua in bottiglia costa poco

Falso. In Italia il mercato dell’acqua in bottiglia ha un giro d’affari che oscilla tra i 7 e i 10 miliardi di euro. Per i produttori l’acqua in sé costa pochissimo, perché i canoni di concessione delle sorgenti sono molto bassi, e viene rivenduta con un ritorno economico notevole: le sole aziende imbottigliatrici fatturano circa 2,8 miliardi di euro.

Come abbiamo scritto all’inizio di questo articolo, l’Italia detiene il primato europeo per il consumo annuale di acqua in bottiglia a persona. Oltre alle spese ordinarie per l’acqua dell’acquedotto, ogni famiglia spende in media 12 € al mese per acquistare acqua minerale in bottiglia.

Il prezzo dell’acqua varia in base al marchio: più è famoso, più è caro. A questo si aggiunge un altro mercato, con regole commerciali diverse e prezzi incredibilmente elevati, magari solo perché la bottiglia reca la firma di uno stilista o perché quell’acqua è bevuta da un influencer o da un personaggio famoso. Casi estremi, che però fanno capire ancora meglio quanto l’acqua in bottiglia sia tutt’altro che economica, in Italia come nel resto del mondo.

Come ridurre il consumo di acqua in bottiglia: usare un depuratore d’acqua

Per ridurre il consumo di acqua in bottiglia, di plastica ma anche in bottiglie di vetro (che comunque vanno prodotte, trasportate e smaltite), e rendere felici ambiente e bilancio familiare, si può ricorrere all’installazione di un depuratore d’acqua nella propria abitazione. Clearwater produce sistemi di filtrazione ad alta efficienza, per ottenere un’acqua pulita e sicura che può essere usata e bevuta da ogni membro della famiglia.

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