Oltre all’acqua potabile del rubinetto di casa, in commercio esistono varie tipologie di acque potabili: le “acque di sorgente”, “le acque minerali naturali” (alcune contengono naturalmente anidride carbonica), “le acque destinate al consumo umano” e le “acque affinate”. A prescindere dalla categoria di appartenenza, l’acqua potabile deve essere pulita e salubre, cioè non deve contenere microrganismi o sostanze in quantità tali da rappresentare un pericolo per la salute umana. Per questo la composizione dell’acqua potabile è tenuta sotto stretto controllo.
A definire il limite di concentrazione di ogni parametro concorrono le norme e i requisiti di potabilità stabiliti dall’Unione Europea, basati anche sulle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Italia il riferimento è il D.Lgs. 18/2023 (attuazione della direttiva (UE) 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano), che ha sostituito il D.Lgs. 31/2001 e prevede il controllo di numerosi parametri chimici, fisici e microbiologici, anche lungo la rete di distribuzione. Anche se questi parametri nel tempo vengono aggiornati, esistono delle caratteristiche imprescindibili che un’acqua deve possedere per poter essere considerata salubre. Vediamone alcune.
Cosa rende l’acqua potabile
- Parametri fisici: il pH deve essere compreso tra 6,5 e 9,5; la temperatura dovrebbe restare indicativamente tra i 12 e i 25 °C; il residuo fisso a 180 °C non dovrebbe superare i 1500 mg/l (valore massimo consigliato). Un altro dato utile è la durezza totale, legata al contenuto di calcio e magnesio.
- Parametri chimici: nella composizione dell’acqua potabile, le voci da considerare con maggiore attenzione sono quelle relative a cloruri, nitriti, nitrati e ammoniaca. Quest’ultima deve essere presente al massimo in tracce (entro 0,50 mg/l); i nitriti non devono superare 0,50 mg/l (si tratta infatti di sostanze pericolose se ingerite, perché possono formare all’interno del corpo le nitrosammine, considerate cancerogene); i nitrati, da monitorare perché possono trasformarsi in nitriti una volta entrati nell’organismo, non devono oltrepassare la soglia dei 50 mg/l; i cloruri, naturalmente presenti nell’acqua ma, se elevati, possibile segnale di contaminazione da scarichi e liquami, non devono superare i 250 mg/l.
Tutte le acque presenti sul mercato hanno caratteristiche diverse le une dalle altre e alcune possono essere più indicate di altre proprio in virtù di determinati parametri chimici, fisici e microbiologici. Per valutare la qualità dell’acqua, una buona norma è quindi quella di leggere sempre l’etichetta con cura e imparare a conoscere i valori di alcune sostanze, come sodio, nitrati e residuo fisso.



