Le norme che regolano la qualità delle acque destinate al consumo umano si evolvono costantemente. Si aggiornano le conoscenze scientifiche sull’impatto che certe sostanze contenute nell’acqua potabile hanno sulla salute umana, ma anche gli strumenti tecnologici usati per eseguire le analisi in laboratorio.
Poiché questi ultimi sono sempre più precisi, oggi è possibile individuare anche elementi presenti in quantità sempre più piccole, inquinanti che le apparecchiature del passato non erano in grado di rilevare. Così, ad esempio, si è scoperto che alcuni reagenti chimici usati dai gestori della rete idrica nel trattamento dell’acqua potabile rilasciano nell’acqua sottoprodotti indesiderati, che è opportuno monitorare costantemente affinché non superino i limiti consentiti dalla legge.
Ecco i nuovi contaminanti inseriti nella nuova direttiva europea sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, utilizzate in ambito domestico (e non solo): la Direttiva (UE) 2020/2184, recepita in Italia con il D.Lgs. 18/2023.
Contaminanti inseriti nella nuova direttiva europea
I nuovi inquinanti contemplati dalla direttiva europea sono i seguenti: uranio, cloriti e clorati, microcistine, PFAS, acidi aloacetici, interferenti endocrini (come il BPA-bisfenolo A) e legionella.
- Uranio: questa sostanza radioattiva preoccupa per la sua tossicità chimica, non per la radioattività emessa (le concentrazioni nell’acqua, infatti, sono troppo modeste per rappresentare un pericolo da questo punto di vista).
- Cloriti e clorati: si tratta di sottoprodotti dall’elevata tossicità che si formano quando, nel trattamento delle acque, viene impiegato il biossido di cloro per ossidare o disinfettare l’acqua del rubinetto.
- Microcistine: sono tossine prodotte dai cianobatteri (le cosiddette alghe azzurre) presenti nelle acque superficiali quando le condizioni ambientali (per esempio pH e temperatura) ne favoriscono la proliferazione. Le microcistine possono provocare disturbi gastrointestinali e, ad alte dosi, danni al fegato.
- PFAS: sono sostanze usate in ambito industriale per realizzare svariati prodotti, come il rivestimento delle pentole antiaderenti e i tessuti sintetici in Gore-Tex (traspiranti e impermeabili). La loro persistenza nell’ambiente fa sì, purtroppo, che possano essere rintracciate anche in aree lontane dai luoghi di lavorazione (sono per esempio diffuse in Veneto nelle acque sotterranee).
- Acidi aloacetici: derivano dall’interazione del sodio ipoclorito con le sostanze organiche naturalmente contenute nell’acqua (come le alghe); poiché questo reagente è largamente impiegato dagli acquedotti nei processi di trattamento e disinfezione, gli acidi aloacetici sono molto diffusi nell’acqua potabile.
- Interferenti endocrini: per quanto si trovino nelle acque in quantità piccolissime, possono comunque interferire con il normale funzionamento del sistema endocrino e sono stati associati a possibili effetti negativi sulla salute, come difetti alla nascita, tumori, patologie tiroidee e alterazione delle capacità riproduttive.
- Legionella: la specie più pericolosa del genere Legionella è la Legionella pneumophila. Presente normalmente negli ambienti acquatici, può essere trasportata nelle condotte cittadine e raggiungere serbatoi, edifici, piscine e fontane: l’acqua tiepida e stagnante può favorire la proliferazione del microrganismo, mettendo a rischio la salute a livello respiratorio (in seguito all’inalazione di goccioline d’acqua contaminata).
Cosa impone la nuova direttiva europea? Il documento prevede che questi contaminanti siano tenuti sotto controllo, con un approccio basato sul rischio che arriva fino agli impianti di distribuzione domestica. In casa, anche i sistemi di trattamento dell’acqua potabile conformi al D.M. 25/2012, come i filtri a carboni attivi e gli impianti a osmosi inversa installati sotto il lavello per la quantità di acqua destinata a bere e cucinare, possono ridurre diverse di queste sostanze, ad esempio i PFAS, se sottoposti a regolare manutenzione.



