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Bollire l’acqua basta? Cosa fare con un’ordinanza di acqua non potabile

Pentola di acqua che bolle sul fornello della cucina

Nelle ultime settimane diversi Comuni italiani hanno emesso ordinanze sull’acqua del rubinetto. A Santa Severa, all’inizio di settembre, le analisi hanno trovato batteri coliformi ed è scattato il divieto di uso potabile e alimentare, con le autobotti in strada. A Nus, in Valle d’Aosta, il sindaco ha disposto l’obbligo di bollitura per tutto il territorio comunale. A Borgio Verezzi, nel savonese, il divieto è arrivato per la presenza di PFAS in uno dei pozzi. In alcuni comuni del basso Molise l’acqua è stata dichiarata non utilizzabile per bere anche dopo la bollitura. E la domanda che tutti si fanno è una: bollire l’acqua basta? La risposta onesta è: dipende da cosa c’è dentro. Vediamo come orientarsi.

Ordinanza di acqua non potabile: cosa significa

Quando i controlli sull’acqua dell’acquedotto rilevano un parametro fuori norma, il gestore e l’azienda sanitaria informano il Comune, e il sindaco emette un’ordinanza per tutelare la salute dei cittadini. Di solito è una misura temporanea e precauzionale: resta in vigore finché nuove analisi non confermano che l’acqua è tornata conforme. Se volete capire chi fa questi controlli e con quale frequenza, ne abbiamo parlato in questo articolo su chi controlla l’acqua potabile.

Il punto è che non tutte le ordinanze dicono la stessa cosa. Nella pratica ne esistono due tipi, molto diversi tra loro:

  • “Bollire prima dell’uso”: l’acqua si può bere e usare in cucina, ma solo dopo averla fatta bollire.
  • “Non potabile” o “divieto di uso potabile e alimentare”: l’acqua del rubinetto non va bevuta né usata per cucinare, e in alcuni casi l’ordinanza precisa che il divieto vale anche dopo la bollitura. Restano di norma consentiti gli usi igienici (doccia, bucato, pulizie, WC).

La differenza dipende dal tipo di contaminazione.

Bollire l’acqua: cosa elimina e cosa no

La bollitura funziona contro i microrganismi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, portare l’acqua a ebollizione piena è sufficiente a inattivare batteri, virus e protozoi patogeni (nota tecnica OMS sulla bollitura). Per questo, quando il problema è microbiologico (coliformi, Escherichia coli, enterococchi), l’ordinanza di solito prescrive la bollitura.

La bollitura invece non elimina le sostanze chimiche: metalli come arsenico o manganese, nitrati, PFAS, idrocarburi e altri inquinanti. Anzi, per molte di queste sostanze il rischio aumenta: mentre l’acqua evapora, ciò che non evapora resta nella pentola e si concentra. È il motivo per cui, quando il problema è chimico, l’ordinanza vieta di bere l’acqua anche dopo averla bollita, e l’unica alternativa sicura per bere e cucinare è l’acqua in bottiglia o quella distribuita dalle autobotti.

In sintesi: leggete sempre il testo dell’ordinanza, o l’avviso pubblicato sul sito del Comune. È lì che trovate scritto se basta bollire o se l’acqua non va proprio usata per scopi alimentari. Per approfondire i rischi, c’è anche il nostro articolo su perché non bere l’acqua non potabile.

Come bollire l’acqua del rubinetto nel modo giusto

Se l’ordinanza prevede la bollitura, non basta scaldare l’acqua finché non fuma. Ecco le indicazioni di base:

  • Portate l’acqua a ebollizione piena, con bolle grandi e continue, e mantenetela così per almeno 1 minuto (3 minuti in alta quota, sopra i 2.000 metri circa), come indicano le linee guida sanitarie internazionali.
  • Se il vostro Comune indica tempi più lunghi (alcune ordinanze parlano di almeno 5 minuti), seguite quelli.
  • Lasciate raffreddare l’acqua coperta e conservatela in contenitori puliti e chiusi, meglio in frigorifero.
  • Se l’acqua è torbida, fatela prima riposare e usate solo la parte limpida, poi bollitela.

Acqua non potabile, cosa fare: gli usi di tutti i giorni

Durante un’ordinanza di bollitura, le indicazioni più comuni delle autorità sanitarie sono queste. Se invece l’ordinanza vieta l’uso anche dopo la bollitura, dove sotto leggete “acqua bollita” sostituitela con acqua in bottiglia.

  • Bere, caffè, tè e bevande: solo acqua bollita o in bottiglia.
  • Lavarsi i denti: acqua bollita o in bottiglia, perché una parte si ingerisce sempre.
  • Frutta e verdura da mangiare crude: lavatele e sciacquatele con acqua bollita e raffreddata o in bottiglia.
  • Cucinare: per pasta e minestre la cottura porta comunque l’acqua a bollore; per tutto ciò che non bolle a lungo usate acqua già bollita.
  • Ghiaccio: non preparatelo con l’acqua del rubinetto e buttate quello fatto durante il periodo dell’ordinanza.
  • Neonati: per il latte in polvere e i biberon usate acqua in bottiglia adatta all’alimentazione dei neonati, oppure acqua bollita e raffreddata, seguendo le indicazioni del pediatra.
  • Doccia e igiene personale: di solito sono consentite, facendo attenzione a non ingerire acqua. Con i bambini piccoli meglio una spugnatura e un po’ di sorveglianza.
  • Stoviglie, bucato e pulizie: in genere consentiti; per le stoviglie preferite la lavastoviglie con un ciclo caldo.

Quando l’ordinanza viene revocata

La revoca significa che l’acqua in rete è tornata conforme, ma quella rimasta nei tubi di casa e negli apparecchi potrebbe non esserlo ancora. Qualche passaggio semplice:

  • Fate scorrere l’acqua fredda da tutti i rubinetti per alcuni minuti prima di berla.
  • Smontate e pulite i rompigetto, dove si accumulano sedimenti e depositi (qui trovate come pulire il rubinetto di casa).
  • Buttate il ghiaccio rimasto nel congelatore e, se avete un fabbricatore di ghiaccio, scartate le prime produzioni.
  • Sostituite i filtri di caraffe filtranti, erogatori del frigorifero e depuratori che sono stati a contatto con l’acqua contaminata.

E il depuratore? Utile, ma non sostituisce l’ordinanza

Un depuratore domestico migliora l’acqua di tutti i giorni, e alcune tecnologie, come l’osmosi inversa, riducono in modo significativo molte sostanze disciolte, compresi nitrati e diversi metalli. Il carbone attivo, invece, agisce soprattutto su cloro, odori e alcune sostanze organiche. Però, durante un’ordinanza, la regola resta quella del Comune: un impianto domestico non è un sistema di emergenza certificato per rendere potabile un’acqua che le autorità hanno dichiarato non idonea, e a sua volta viene attraversato dall’acqua contaminata.

Per questo, dopo un evento di contaminazione, soprattutto microbiologica, il depuratore va sanificato e i filtri vanno sostituiti prima di tornare a usarlo normalmente. Se avete un impianto Clearwater, contattate l’assistenza: ci pensiamo noi.

In breve: le domande più frequenti

Bollire l’acqua la rende sempre potabile?

No. La bollitura elimina batteri, virus e protozoi, ma non le sostanze chimiche come nitrati, arsenico, PFAS o idrocarburi, che anzi si concentrano.

Per quanto tempo bisogna far bollire l’acqua?

Almeno 1 minuto a ebollizione piena (3 minuti in alta quota), salvo tempi diversi indicati dall’ordinanza del vostro Comune.

Si può fare la doccia con l’acqua non potabile?

Di solito sì, evitando di ingerirla. Fa eccezione il caso in cui l’ordinanza vieti espressamente anche gli usi igienici.

Il depuratore mi protegge durante un’ordinanza?

Non sostituisce le indicazioni delle autorità. Dopo la revoca va sanificato e vanno cambiati i filtri.

Conoscere la propria acqua, prima dell’emergenza

Le ordinanze sono il segnale che i controlli funzionano. Nel resto dell’anno, però, è utile sapere com’è l’acqua che arriva al vostro rubinetto: durezza, residuo fisso, cloro e altri parametri. Se volete partire da qui, potete prenotare un test gratuito dell’acqua a domicilio: vi aiuta a capire com’è l’acqua di casa vostra e, solo se ha senso, quale trattamento può esservi utile.

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